Ti trovi in: Home Page  \ Notizie \ Dettaglio notizia
Lunedi 18 Febbraio 2019 


Dona il 5x1000 ad AISLA

Cureacasa.it

AriSLA

Centro Clinico Nemo

Firma l'appello su Liberidivivere.it

Aiuta AISLA

Tesseramento 2011

ASTI Calcio


AISLA
Guardavalle on line
FC Guardavalle
Albatros Comunicazione
Guardavalle Web
USD Pro Catanzaro


(Approfondimenti )

L'ISEE e la disabilità grave in Toscana: perché questo è un buon esempio (di AVI Toscana* e ATP**)

Pur essendo il frutto di un compromesso, la recente disposizione contenuta nella Legge Regionale Finanziaria della Toscana, che esenta le persone con disabilità grave dal presentare l'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente)

riferito al proprio reddito, rispetto alle prestazioni necessarie per il superamento dell'handicap grave, va letta come un'importante vittoria e un esempio di cui si dovrebbe tenere conto anche nelle altre Regioni. A spiegare il perché sono proprio le Associazioni che si sono impegnate a fondo per ottenere questo risultato

Particolare di persona in carrozzina che entra in un locale tramite uno scivolo
«Legge regionale 29 dicembre 2010, n. 65 - Legge finanziaria per l'anno 2011. Pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Toscana del 31.12.2010, n. 54. "Il Consiglio regionale ha approvato - omissis - Art. 117 Sostituzione dell'articolo 47 della l.r. 41/2005 - 1. L'articolo 47 della legge regionale 24 febbraio 2005, n. 41 (Sistema integrato di interventi e servizi per la tutela dei diritti di cittadinanza sociale), è sostituito dal seguente: 'Art. 47 - Compartecipazione degli utenti al costo delle prestazioni omissis  - 3. Le persone portatrici di disabilità grave, riconosciute ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della l. 104/1992, sono esentate dalla presentazione della dichiarazione ISEE per l'accesso agli interventi finalizzati a compensare la condizione di disabilità'"».

Premessa
Il punto che riportiamo qui sopra, contenuto nell'articolo 117 della Legge Regionale della Toscana n. 65 del 29 dicembre 2010, rappresenta una grande vittoria delle lotte condotte con onestà, coraggio e intelligenza dai disabili dell'Associazione Toscana Paraplegici (ATP) e dell'Associazione Vita Indipendente (AVI) della Toscana, nonché di chi ci ha voluto sostenere.
È una grande vittoria perché l'ISEE applicato all'handicap grave è una grande ingiustizia [l'ISEE è l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente: strumento introdotto nel 1998, che permette di misurare la condizione economica delle famiglie, tenendo conto di reddito, ptarimonio e caratteristiche di un nucleo familiare. Si tratta di una modalità di certificazione, o meglio autocertificazione, per verificare il diritto d'accesso alle prestazioni assistenziali, N.d.R.].
Ovvero è molto ingiusto che chi ha l'handicap grave, oltre a pagare le tasse come la maggior parte delle persone, venga costretto anche a contribuire al costo delle prestazioni essenziali per vivere. Riteniamo perciò importante esaminare la questione in dettaglio.

Il contenuto
In primo luogo va rilevato che nella disposizione approvata non è previsto l'esonero di chi ha l'handicap grave dall'ISEE. Viceversa è previsto che chi ha l'handicap grave sia esentato di fatto dall'ISEE. Si tratta evidentemente di un compromesso che, in quanto tale, ha i suoi pro e i suoi contro. E tuttavia, in un quadro giuridico nel quale non c'è la volontà politica di eliminare l'ISEE per tutti, questa soluzione, introdotta nella disposizione che stiamo esaminando, può essere ritenuta un compromesso accettabile. Quindi è una "grande vittoria", perché si tratta di andare contro una tendenza largamente diffusa nella cosiddetta "politica", di "tornare indietro" sul tema della disabilità.
Per la precisione va sottolineato che - con la disposizione di Legge Regionale che abbiamo ottenuto sull'ISEE - in realtà non si è fatto un passo in avanti nel campo della disabilità, bensì ci si riavvicina di nuovo a quella che era la realtà italiana precedente al primo Governo Prodi. Infatti, prima della fine del secolo scorso, ai disabili non veniva richiesta la compartecipazione al costo dei servizi. E sempre per la precisione va rilevato che in questa disposizione di Legge Regionale, da un punto di vista formale, non vi è esenzione dall'ISEE, bensì viene stabilita l'esenzione dalla presentazione della dichiarazione ISEE per chi abbia un handicap grave. Questo è un suggerimento formale venuto dagli Uffici Legislativi del Consiglio Regionale, per evitare rischi di interferire con le competenze dello Stato in tema di Livelli Essenziali di Assistenza.
Va ancora precisato che - sempre nella disposizione di cui stiamo parlando - non è previsto l'esonero dall'ISEE di chi ha l'handicap grave, bensì è stabilito l'esonero (da un punto di vista sostanziale) delle prestazioni necessarie per il superamento dell'handicap grave. E anche questo è un compromesso, per via del fatto, visto sopra, che non c'è la volontà politica di eliminare l'ISEE.
Fra gli elementi a favore di questa soluzione, c'è il fatto che, se un familiare del disabile è soggetto ad ISEE per altri motivi, nel computo dello stesso ISEE c'è anche il disabile e, in molte situazioni, ciò vuol dire che quel nucleo familiare si trova ad avere un ISEE più basso rispetto a una situazione in cui non si tenesse conto del disabile. Questo tuttavia non è vero nei casi in cui il disabile è la fonte principale di reddito della famiglia.
Il punto da chiarire, qui, è se questa disposizione della Legge Regionale Toscana 65/10 si riferisce solo a quelle prestazioni concepite esclusivamente per alleviare la disabilità grave (ad esempio l'assistenza personale, gli ausili ecc.), oppure anche a prestazioni non destinate in modo specifico al superamento dell'handicap grave, ma che possono essere particolarmente utili a questo scopo. Ad esempio, la frequenza dell'Università non è certo destinata esclusivamente al superamento dell'handicap grave, ma può essere particolarmente utile a tal fine. Per cui - sempre ad esempio -, a chi ha l'handicap grave, verrà richiesta la dichiarazione dell'ISEE per la frequenza dell'Università?
La risposta negativa pare quella corretta. Sono infatti numerosissime le prove, anche di valore giuridico (a cominciare dalla Sentenza della Corte Costituzionale 215/87), a dimostrazione del fatto che una serie di interventi (come appunto la scuola), destinati alla generalità delle persone, sono particolarmente utili per superare l'handicap grave. E comunque, da un punto di vista formale, dei chiarimenti in proposito saranno necessari.

Particolare di uomo in carrozzina fotografato da dietro
Per tornare agli aspetti in favore della soluzione adottata nella Legge Regionale 65/10, c'è il fatto che questa dizione dell'esonero delle prestazioni - e non del disabile grave - era più facile da far passare, sia in Consiglio Regionale, sia sotto il profilo della legittimità della competenza regionale in materia.
Va anche precisato che la soluzione da noi proposta, che il Consiglio Regionale ha approvato, rende molto più difficili i cosiddetti "abusi", che avrebbero potuto essere possibili esonerando l'handicap grave dall'ISEE. Infatti, se ci fosse stato quest'ultimo, i soliti "furbi" avrebbero potuto essere tentati di ottenere comunque l'handicap grave, per poi avere l'esonero dall'ISEE su tutto. Viceversa, con la soluzione adottata, non serve a nulla fare il "furbo" per ottenere l'handicap grave, dal momento che non vi è nessun vantaggio se poi quell'handicappato finto grave non ha concretamente bisogno dell'assistenza personale o dell'assistenza domiciliare o di altre agevolazioni. E d'altra parte, sempre quell'handicappato finto grave, che se ne farebbe di chiedere, ad esempio, l'assistenza personale, essendo senza ISEE, se poi tale assistenza personale non gli servirebbe a nulla in concreto?
E in ogni caso, con la disposizione di legge che abbiamo ottenuto, è stata risolta quella che era la vera questione in campo, nel senso che, a seguito di questa Legge Regionale, non sono soggette (di fatto) ad ISEE tutte quelle prestazioni necessarie al superamento dell'handicap grave, quali ad esempio l'assistenza personale, quella domiciliare, i finanziamenti per la mobilità ecc. E se tutto funzionasse come dovrebbe essere, una volta superato l'handicap grave (con le prestazioni necessarie, al cui costo il disabile non partecipa), il disabile grave potrebbe trovarsi nella stessa situazione degli altri cittadini, rispetto all'ISEE, ad esempio per la mensa del figlio, che va a scuola.

Il punto chiave, invece, è che è inammissibile chiedere a chi ha l'handicap grave di contribuire, in base all'ISEE, al costo delle prestazioni essenziali per vivere. Infatti, rispetto a tali prestazioni, ma anche sotto altri profili, la situazione di chi ha l'handicap grave è radicalmente diversa da quella di tutte le altre persone (eccetto, per molti punti di vista, i malati terminali).
Chi ha un handicap grave, a differenza delle altre persone, ha necessità di prestazioni che coinvolgono tutte le sfere della vita. Ovvero, chi non ha un handicap grave, senza le prestazioni pubbliche, può trovarsi a dover rinunciare a una o più cose, anche molto importanti, ma può comunque continuare a vivere; viceversa, per chi ha l'handicap grave, dover rinunciare a determinate prestazioni pubbliche vuol dire morire o sopravvivere "come vegetale", il che fa poca differenza rispetto alla morte. Ciò perché, senza assistenza personale, ausili e accessibilità, i disabili gravi fra l'altro non possono:
- andare a letto la sera;
- girarsi nel letto la notte;
- alzarsi la mattina;
- andare in bagno:
- lavarsi;
- bere;
- fare la spesa;
- mangiare;
- pulire la casa;
- telefonare e rispondere al telefono;
- ritirare la posta;
- sopravvivere in situazioni di emergenza come incendi, terremoti ecc.;
- sbrigare le pratiche negli uffici;
- uscire di casa per qualsiasi motivo senza essere costretti alla reclusione domiciliare;
- fare esami, analisi mediche e riabilitazione.

Inoltre, la situazione di totale dipendenza dalle prestazioni dura per tutta la vita, mentre invece, ad esempio, la frequenza dell'asilo nido, dell'università, del centro anziani ecc. è solo per periodi assai limitati.
Insomma, basta un po' di buon senso per capire che la situazione del handicap grave è radicalmente diversa da tutte le altre, tant'è vero che gli studiosi più attenti del benessere dicono chiaramente che la ricchezza non può essere un criterio valido per misurare il benessere di chi ha una grave disabilità.
A suo tempo il Governo Prodi pensò di cavarsela semplicemente riconoscendo all'handicap grave un peso in più nel calcolo dell'ISEE (prima 0,5, poi 0,8 punti), in pratica come se in famiglia ci fosse un figlio in più.
In altre parole, se nella cosiddetta classe politica italiana ci fosse un minimo di decenza, per risolvere la questione basterebbe quel "buon senso del padre di famiglia" che, in base al Codice Civile, qualunque persona dovrebbe adottare nell'adempiere a un'obbligazione. E che quindi, a ben maggior ragione, dovrebbe essere adottato da chi si fa retribuire assai lautamente per occuparsi della "cosa pubblica".

L'ISEE, l'handicap grave e la Costituzione
Comunque, visto che la situazione "politica" e umana è così in basso in Italia, vediamo come sta la questione in base ai precetti fondamentali stabiliti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione.
In primo luogo, il primo comma dell'articolo 3 della Costituzione stabilisce tra l'altro che situazioni oggettivamente diverse devono essere regolamentate in maniera differente e il fatto che la situazione di chi ha l'handicap grave sia oggettivamente diversa da quella degli altri sembra difficile da mettere in dubbio ed è ampiamente riconosciuto sia dalla Legislazione che dalle Sentenze della Magistratura.
Non si può poi dire che un quoziente maggiorato di 0,5 o 0,8 punti per l'handicap grave - in pratica come se in famiglia ci fosse un secondo figlio - sia adeguato alla diversità della situazione. Basta conoscere un po' cosa vuol dire l'handicap grave per capire che - se si vuole che queste persone vivano pienamente la vita, come spetta a tutti - ciò costa assai di più che avere un secondo figlio in casa, diciamo che può costare dieci volte tanto, o anche di più.
Quindi, in primo luogo, l'ISEE sull'handicap grave viola il comma 1 dell'articolo 3 della Costituzione perché tratta in maniera poco diversa situazioni (normodotati e disabili) che sono radicalmente differenti.
In secondo luogo, l'ISEE applicato all'handicap grave vuol dire costringere chi ha una grave disabilità a contribuire al costo di prestazioni essenziali per vivere. Il fatto è che queste prestazioni essenziali costano davvero tanto. Inoltre, di regola, le prestazioni a tal fine fornite dagli Enti Pubblici sono largamente insufficienti, per cui i disabili gravi devono sempre arrangiarsi per conto proprio per tanti aspetti fondamentali della vita.
Infine, è ampiamente dimostrato che di regola chi ha l'handicap grave ha un reddito e un patrimonio insignificanti o comunque nettamente inferiori a quelli delle altre persone. Per cui un disabile grave - pur avendo meno soldi di chi è normodotato - con l'ISEE si trova a dover contribuire anche al costo di prestazioni per le quali chi è normodotato non deve pagare nulla, perché non gli sono necessarie.

Ombra di donna in carrozzina fotografata di profilo
Il comma 2 dell'articolo 3 della Costituzione stabilisce poi che la Repubblica deve mettere i disabili in condizione di superare le maggiori difficoltà che incontrano. Inoltre, poiché questo è un compito irrinunciabile della Repubblica, può essere sì consentita una diversa regolamentazione della materia, ma non sono ammessi passi indietro.
Ebbene, poiché prima dell'ISEE non era prevista la compartecipazione alla spesa di chi ha l'handicap grave, è evidente che, in una situazione del genere, avere introdotto la compartecipazione alla spesa attraverso tale meccanismo significa tornare indietro in materia di superamento della disabilità e quindi vuol dire cozzare anche con il precetto stabilito dal comma 2 dell'articolo 3 della Costituzione.
È poi ragionevole ritenere che assoggettare all'ISEE le persone con l'handicap grave, e quindi costringerle a pagare una parte dei servizi essenziali di cui hanno necessità, significa anche violare il dovere di solidarietà imposto dall'articolo 2 della Costituzione.
A tal proposito va rilevato che la solidarietà è il primo dei doveri imposti dalla Costituzione. Inoltre, sempre nella Costituzione, davanti alla parola «solidarietà» c'è la parola «inderogabile». Questi due elementi - cioè il fatto che la solidarietà sia il primo dei doveri imposti dalla Costituzione e che tale dovere sia qualificato come "inderogabile" - fanno ritenere che nella Costituzione la solidarietà sia molto importante e che sia un valore fondante dell'ordinamento giuridico.
Perciò, in pratica, nella realtà vera della vita, assoggettare all'ISEE chi ha l'handicap grave vuol dire prendere persone con disabilità gravissime - che di solito hanno molti meno soldi di chi non è disabile - e costringerle a pagare una parte dei servizi di cui hanno assolutamente bisogno per non morire.
Insomma, pare corretto ritenere che, nella realtà vera della vita, al di là delle chiacchiere e delle favole, assoggettare all'ISEE chi ha l'handicap grave corrisponde a una spudorata violazione dell'articolo 2 della Costituzione.

Pertanto, alla luce di tutto ciò, se si ha un minimo di rispetto per la Costituzione, è indispensabile togliere l'handicap grave dall'ISEE, per non dire che sarebbe doveroso eliminare l'ISEE del tutto, perché questo, a nostro parere, è stato inventato proprio perché non si vogliono colpire l'evasione fiscale e gli abusi.
E tuttavia, anche se si volesse mantenere l'handicap grave nell'ISEE, si dovrebbe precisare che, per rispettare i precetti contenuti negli articoli 2 e 3 della Costituzione, la maggiorazione del quoziente per l'ISEE stesso, rispetto all'handicap grave, dovrebbe essere non di 0,8 punti, com'è ora, bensì di almeno 8 punti, per non dire 10. Sennonché, aumentando così il quoziente, per rientrare nell'ISEE sarebbero necessari un patrimonio e un reddito così alti che ad esempio in una Regione come la Toscana soltanto un disabile, forse due, vi rientrerebbero. Ma ciò significherebbe comunque costringere migliaia di persone con handicap grave ad andare a svolgere gli adempimenti burocratici per l'ISEE. E questo sarebbe già molto più difficile che per chi è normodotato, perché le persone con handicap grave hanno molte difficoltà per spostarsi e in più devono cercare un assistente personale e pagarlo.
Quindi, anche se venisse imposta questa "soluzione", per l'adempimento dell'ISEE migliaia di persone con disabilità grave si troverebbero costrette a superare grandi difficoltà, notevolmente superiori a quelle di chi non è disabile, mentre con una maggiorazione del quoziente di otto o dieci punti, soltanto un disabile o due in tutta la Toscana rientrerebbero nell'ISEE. Questo vorrebbe dire enormi difficoltà burocratiche in più a carico dei disabili gravi, in un periodo in cui si sta invece attuando la semplificazione amministrativa nei confronti della generalità dei cittadini. E ciò cozzerebbe ancora una volta in maniera stridente con i precetti stabiliti dagli articoli 2 e 3 della Costituzione perché, in base ad essi, i disabili dovrebbero essere fra i primi a beneficiare della semplificazione amministrativa.

Particolare di uomo in carrozzina che lavora al computer, sistemato sulle sue ginocchia
In conclusione, comunque si rigiri la frittata, o viene tolto l'ISEE dall'handicap grave o c'è una spudorata violazione della Costituzione.

Il ruolo delle organizzazioni politiche istituzionali
Ferma restando l'assoluta indipendenza da ogni organizzazione politica sia dell'Associazione Toscana Paraplegici che dell'Associazione Vita Indipendente, e fermo restando che la nostra indipendenza si dimostra soprattutto nella realtà dell'attività concreta, pare necessario esaminare quale sia stato il ruolo delle organizzazioni politiche presenti nel Consiglio Regionale della Toscana. Soprattutto perché non può esserci un barlume di democrazia se non c'è la conoscenza dei fatti. E qui ci limitiamo ai fatti, restando pacifico che ognuno ne potrà poi trarre le sue conclusioni nella libertà della propria coscienza.
Il testo sull'ISEE - contenuto nella disposizione della Legge Regionale di cui stiamo parlando - fu proposto in Consiglio Regionale dal consigliere Mauro Romanelli dei Verdi. Tale testo ci fu sottoposto prima della presentazione in Consiglio.
Va subito chiarito con evidenza che, con una lieve modifica meramente formale, questo emendamento è stato approvato sia dalla competente Commissione del Consiglio, sia in aula. Quindi tale emendamento è stato condiviso anche dal Partito Democratico [forza di maggioranza in Toscana, N.d.R.].
L'appoggio che i Verdi stanno dando alla Vita Indipendente non è sporadico o casuale, bensì fa parte di una precisa strategia, che si è delineata negli anni, sia a livello europeo che italiano. Ad esempio, nel 1989 a Strasburgo il Primo Incontro Europeo per la Vita Indipendente fu organizzato - e in parte finanziato - dal gruppo europarlamentare dei Verdi, fermo restando che detto incontro fu gestito in totale autonomia dalle persone con disabilità presenti. In Germania i Verdi sostengono attivamente le richieste dei disabili per la Vita Indipendente, tanto che uno dei più attivi esponenti del Movimento Tedesco per la Vita Indipendente è stato anche portavoce nazionale dei Verdi. In Finlandia, poi, Kalle Könkkölla, uno dei maggiori rappresentanti sia di DPI (Disabled Peoples' International) che del Movimento per la Vita Indipendente, è stato anche parlamentare dei Verdi a Helsinki. In Svezia, infine, i Verdi stanno sostenendo attivamente il Movimento per la Vita Indipendente.
Anche in Italia, in coerenza con questa strategia europea, i Verdi hanno sempre sostenuto le richieste per la Vita Indipendente. Così, quando negli anni Novanta il Comune di Firenze fu il primo in Italia a prevedere uno stanziamento per la Vita Indipendente, ciò avvenne a seguito dell'interessamento dell'allora consigliere comunale dei Verdi Tommaso Franci.
Per venire alla Regione Toscana, l'ultima frase del comma 2 dell'articolo 7 della Legge Regionale 82/09, in base alla quale per gli assistenti personali per la Vita Indipendente non c'è bisogno di accreditamento, fu ottenuta a seguito dell'impegno dei Verdi.
E così, quando oltre un anno fa ci rendemmo protagonisti di una decisa manifestazione davanti al Consiglio Regionale, sempre contro l'ISEE, l'allora portavoce regionale dei Verdi - il già citato Romanelli - fu l'unico a produrre immediatamente un comunicato stampa in appoggio alle nostre richieste. Né si è trattato di una "cattedrale nel deserto", facendo bensì parte di un preciso interessamento dei Verdi per la Vita Indipendente, che li ha indotti a venire più volte a trovarci per capire meglio le nostre richieste. Da quando poi è stato eletto consigliere, Romanelli non ci ha mai fatto mancare le informazioni necessarie per agire nel migliore dei modi nei confronti del Consiglio Regionale.

Foto in bianco e nero di una piazza con uomo in carrozzina sullo sfondo
Per quanto riguarda il Partito Democratico, nei vari nomi che ha cambiato negli anni, va innanzitutto rilevato che - in mancanza di specifiche proteste - si è mostrato capace anche di provvedimenti molto gravi. Si è inoltre osservato che fra gli esponenti di questo Partito la componente cattolica ha oscillato fra l'opposizione netta alla Vita Indipendente e un consenso formale affiancato dalla frapposizione di ostacoli di vario tipo.
Viceversa, pur partendo da una netta contrapposizione alla Vita Indipendente, di fronte alle nostre decise proteste, la componente non cattolica ha approvato riconoscimenti anche netti e importanti. Basti pensare al professor Morettini che, quando era presidente della IV Commissione, di fronte alle nostre proteste si adoperò affinché il discorso della Vita Indipendente fosse inserito in una Deliberazione del Consiglio Regionale. Oppure a Carlo Melani, sempre presidente della IV Commissione che, dopo decise proteste e un duro confronto verbale, si adoperò affinché in Toscana venisse approvata la prima disposizione di legge regionale sulla Vita Indipendente. E anche il vicepresidente del Consiglio Regionale Cecchetti, che si mostrò aperto verso il diritto alla Vita Indipendente e organizzò anche un convegno.
Sempre sulla stessa linea - durante l'ultima nostra decisa manifestazione del dicembre 2010 contro l'ISEE - si è fatto notare anche il capogruppo del Partito Democratico in Consiglio Regionale Vittorio Bugli, che è sceso sul marciapiede a parlare con noi e dopo un'iniziale resistenza, di fronte alle nostre forti ragioni, ha mostrato imbarazzo, dimostrando poi di avere capito il problema - e verosimilmente anche l'errore - commesso dal proprio Partito. E così anche altri Consiglieri Regionali del Partito Democratico, senza il cui appoggio, è bene ricordarlo, non ci sarebbe stata la norma di Legge Regionale di cui stiamo parlando.
A onor del vero va tuttavia sottolineato che finora i Verdi ci hanno capito e appoggiato di loro iniziativa, senza alcuna necessità di proteste e hanno agito attivamente per mostrarci in concreto il loro appoggio. Viceversa, per essere finora capiti o perlomeno accettati dal Partito Democratico, sono state sempre necessarie forti proteste. E, sempre a onor del vero, va qui accennato al fatto che a Roma neppure i vecchi governi dei decenni scorsi sono rimasti immobili, quando ci sono state adeguate manifestazioni da parte delle persone con disabilità.

Le responsabilità del Partito Democratico[***]
Indubbiamente questa dell'ISEE - che riteniamo una vera e propria "porcheria" - è dovuta a un cattivo funzionamento delle Istituzioni. Non si può però far finta di non sapere che le Istituzioni, anche in senso lato, sono innanzitutto composte da donne e uomini in carne e ossa.
Va perciò evidenziato che l'ISEE è stata introdotta dal Primo Governo Prodi e dall'allora ministro per la Solidarietà Sociale Livia Turco. Noi riteniamo anche che sia stata una delle maggiori schifezze fatte da quel Governo. In particolare riteniamo che, nella realtà vera della vita, quell'atto del Governo Prodi sia indice di un notevole menefreghismo nei confronti dei disabili. O, se si vuol guardare lo stesso fenomeno da un altro punto di vista, abbia significato una notevole povertà personale da parte di chi ha voluto queste cose.
E sempre se si vuole restare nella vita vera, va rilevato che quella decisione del Governo Prodi in realtà ha costretto i disabili gravi alla mera sopravvivenza fisica. Infatti, dato che per vivere con l'handicap grave sono essenziali una serie di servizi e agevolazioni, mentre soltanto una parte di questi vengono forniti dalla collettività, e visto che di regola i disabili gravi hanno meno soldi, se si costringono a pagare anche una parte dei servizi fondamentali, ne consegue che essi vengono lasciati dissanguati nell'impossibilità di poter far fronte alle esigenze di una vita dignitosa, che vada al di là della mera sopravvivenza.
Questa è la vera questione politica cui il Partito Democratico ha voluto costringere i disabili nel momento in cui è andato al governo. Ed è evidente che, anche sotto il profilo politico, ne risponde interamente il Partito Democratico stesso al quale spetta ora risolvere il problema.
Rimane la speranza che la decisione del Consiglio Regionale della Toscana, esaminata in questo scritto, sia indice di un segno di ravvedimento, sperabilmente anche nella consapevolezza che la sfacciataggine eccessiva può risolversi in un boomerang.

Il futuro
A questo punto è evidente che, se vogliamo vivere, non basta celebrare la vittoria ottenuta, ma è indispensabile guardare al futuro. È allora necessario essere consapevoli che bisogna rimanere sempre in allerta e sul piede di guerra, perché altrimenti, alla prima occasione, c'è il rischio di una marcia indietro sulla disposizione ottenuta con la nuova Legge Regionale.
Del resto, una cosa del genere era già avvenuta ad esempio per il diritto alla Vita Indipendente, che era stato previsto dalla Legge Regionale 72/97 e che dopo alcuni anni, con un'altra Legge Regionale, era stato sì ancora previsto, ma non più come un diritto.
Al fine dunque di ridurre in maniera consistente il pericolo che questa conquista ci venga rimangiata, un aspetto molto importante è che l'esenzione dall'ISEE, almeno di fatto, si estenda a tutte le Regioni Italiane o comunque al maggior numero possibile. Per questo motivo, quindi, ma sopratutto per eliminare un'ingiustizia da tutto il territorio italiano, è importante che i disabili delle altre Regioni facciano tesoro dell'esperienza che abbiamo realizzato in Toscana e cerchino di far sì che succeda anche nelle rispettive Regioni.
Inoltre è necessario essere consapevoli che questa vittoria è la prima delle cose importanti che dobbiamo ottenere. Ci sono altre battaglie, persino più importanti, e sicuramente più difficili che ci aspettano. Soprattutto il vedere regolata la Vita Indipendente come un diritto e l'indispensabilità di adeguati finanziamenti in proposito.

Gli insegnamenti
La vittoria che abbiamo ottenuto può diventare veramente completa solo se riusciremo a trarne i necessari insegnamenti. Innanzitutto che si tratta di una vittoria importante ottenuta soltanto grazie al fatto che abbiamo lottato in parecchi, con decisione, onestà e chiarezza di idee.
Inoltre, ancora una volta risulta evidente che se ci facciamo valere, siamo molti forti, come ci disse a suo tempo anche l'assessore regionale al Diritto alla Salute Daniela Scaramuccia. Infatti, la forza di "lorsignori" sta esclusivamente nella nostra debolezza o nella nostra incapacità di farci valere. Nel momento in cui combattiamo con intelligenza e onestà, la forza di "lorsignori" crolla.
Infine, verrebbe da piangere pensando a quanto potrebbero ottenere le "grandi" associazioni e federazioni sulla disabilità se si facessero valere con determinazione, intelligenza e onestà. In altre parole, se tali associazioni e federazioni fossero fino in fondo dalla parte dei disabili e non subordinate ad altre priorità. Speriamo che questa piccola, ma grande vittoria possa servire da insegnamento.

*Associazione Vita Indipendente ONLUS della Toscana.
**
Associazione Toscana Paraplegici ONLUS.

***Il titolo prescelto per questo capitolo ("Le responsabilità del Partito Democratico") viene rispettato dalla nostra redazione, pur dovendo ricordare - per la precisione storica - che occupandosi delle responsabilità, rispetto al tema trattato, del primo Governo Prodi (1996-1998), si riferisce in realtà all'esperienza politica dell'Ulivo di allora, mentre il Partito Democratico è nato nel 2007. Di ciò va tenuto conto anche in seguito - nel corso del medesimo capitolo - quando si parla di «vera questione politica cui il Partito Democratico ha voluto costringere i disabili nel momento in cui è andato al governo».

Il presente articolo è frutto di un riadattamento redazionale, senza modifiche sui contenuti, di un testo ricevuto dall'Associazione Vita Indipendente (AVI) ONLUS della Toscana e dall'Associazione Toscana Paraplegici ONLUS. Il testo originale, pubblicato nel sito dell'AVI Toscana, è disponibile cliccando qui.












Fonte:www.superando.it  




Pubblicata il 26-01-2011 alle ore 14:20