Ti trovi in: Home Page  \ Notizie \ Dettaglio notizia
Mercoledi 24 Luglio 2019 


Dona il 5x1000 ad AISLA

Cureacasa.it

AriSLA

Centro Clinico Nemo

Firma l'appello su Liberidivivere.it

Aiuta AISLA

Tesseramento 2011

ASTI Calcio


AISLA
Guardavalle on line
FC Guardavalle
Albatros Comunicazione
Guardavalle Web
USD Pro Catanzaro


(I Lettori ci Scrivono)

Rubrica : I Lettori ci scrivono

Maria Teresa Montanaro :Frammenti di vita…

Sola. Voglio difendere questa mia solitudine con le unghie e con i denti. Da sola riesco a ritrovarmi.

Riesco a  proteggermi dalle ansie che mi arrivano addosso. Lo so che sembra assurdo, che le                    persone sole cercano gli altri per sopravvivere. Ma io non sono sola: sono una donna dimezzata, amputata, sono un grido di dolore che non vuole essere sentito.

Sola. E' per questo che tengo gli occhi chiusi. Perché il buio mi aiuta a nascondermi e a nascondere il mio dolore.

Il sollievo. L'unica maniera per ritrovarlo ormai è sognare … Ancora sognare.

Di giorno i ricordi sono terribili, fanno malissimo. Di notte no.

Nel sogno posso muovermi, posso correre. Quando sogno mi faccio compagnia vivendo nel passato

ed  entrando nel futuro. I sogni non hanno barriere di tempo. I sogni sono liberi.

Ormai con i miei sogni ho fatto un  patto. Sono loro il mio riscatto. Sono loro l'unico luogo dove la mia immobilità vola via. Sogno sempre di immergere il mio corpo nell'acqua fresca del mare più trasparente, poggiare le piante dei piedi sul terreno nudo e sassoso, camminare più che correre.

Essere. Toccare e farsi toccare ancora e poi ancora … Nulla.

Perché  non posso dimenticare tutto? Perché non mi accade di chiudere gli occhi una notte e di risvegliarmi col buio che ha cancellato tutto il passato? Invece ogni giorno la mia pena si sveglia. Ricomincia, tradita dai sentimenti e dai ricordi che i  sentimenti si portano dietro.

Un organismo umano senza pulsioni né battiti oppure un cervello che corre e che supera il corpo,

che vince e che impara a vivere con altri codici?

In me c'è tutto il male della morte e la piena coscienza della vita, ma vera vita non c'è.

Penso alla nostra magnifica terra, alla natura. L'uomo ha fatto di tutto per umiliarla, per ferirla, e lei resiste sempre, con le sue bellezze immortali e divine.

Perché io, che la natura l'ho toccata, amata, non trovo conforto nel suo esempio?

Certe volte penso che se almeno potessi provare dolore, questa atroce immobilità sarebbe più viva.

Per tanti l'assenza di dolore è una consolazione. Per me invece il dolore è la misura di quanto l'uomo sappia soffrire. Sì, il dolore mi manca, lo vorrei.

E' un terribile paradosso: però se provassi dolore avrei più armi e più forza per combattere.

"Torno a chiudere gli occhi". Mi piace stare con gli occhi chiusi. Non è pigrizia, come molti pensano, ma voglia di stare da sola…

Di non vedere, di pensare, di proteggere la mia concentrazione.

Arriverà un giorno nel quale un prato verde, un lago o una montagna meravigliosa torneranno a parlarmi di felicità. Adesso sono lontana. Preferisco chiudere gli occhi. Non vedere. Non sapere.

Consolarmi solo nel mio buio e nella mia tristezza.

"Paraplegica". Questa è la parola che ha ucciso tutte le mie speranze.

Impossibile non ricordare che giorno era quello, l'ora,  il momento, le pareti dipinte di verde, il gracidare delle lettighe, le voci…. Il risveglio all'ospedale è stato soffice, quasi dolce e ovattato…

I miei occhi si sono aperti piano e la prima sensazione è stata quella di un vuoto intero, leggero… Nessun dolore, un'immobilità che non mi dava fastidio.

Il dottore, con quel camice bianco, trasparente come le sue bugie, mi ha spiegato con gentilezza, ma con fermezza, che non potevo muovermi. Credo di non aver avuto particolari reazioni davanti al suo discorso. Le sue parole sono rimbalzate sulla mia anima impotente: era come se avessi scartato quella fucilata, come se non avessi avuto orecchie…

Poi, di notte, da sola, sono arrivate la rabbia e la disperazione. Non voglio vivere senza vita.

Io, proprio io, che ho fatto della mia vita una corsa di sogni…

Posso solo sperare che la scienza mi faccia ritrovare la cosa più importante che una donna possiede: "la speranza". Ma non posso… Non la vedo. Cerco di fingere che questo sia un viaggio, ma non vedo il ritorno. Per la prima volta non basta la passione, la voglia, il coraggio. Per la prima volta non bastano i sogni.

Adesso so che devo combattere la realtà. E questa si può riassumere con una parola sola: paralisi.

Così, mai come oggi ho guardato alla scienza, questa dea bendata che decide quando vuole della tua vita, che può scoprire in un attimo la pozione o il miracolo capaci di restituirti l'anima e la vita…Oppure che può, con la sua pigrizia e il suo cinismo, condannarti alla disperazione.

Certe volte mi capita di pensare che la speranza che cerco stia già dentro la parola "credere". In quei giorni però Dio non lo trovavo. Ero abituata a scoprire Dio quando non lo cercavo. Lo vedevo in cima alla vetta di una montagna al tramonto, lo ammiravo nella schiuma candida delle onde del mare…Concludevo dicendomi che cercare Dio è già trovarlo: non era importante poi stringergli le mani, inchinarsi ai suoi piedi. Ma quella volta Dio aveva "permesso" che l'incidente accadesse, e io non riuscivo a capire questa sua decisione, non riuscivo a spiegarla. A perdonarla. Perché Dio aveva deciso di inchiodare su una sedia a rotelle per tutta la vita proprio me…perché?

"La sedia a rotelle è una dannazione…Non la voglio e credo che non l'accetterò mai.  Non riuscirò mai ad abituarmi all'idea di sostituire una parte o una facoltà del mio corpo con un pezzo di freddo metallo". Dopo tanti  anni vissuti da sana non riuscivo ad afferrare che la vita era cambiata e che da quel momento le nostre strade non si sarebbero più divise. Ero stata un' atleta, giovane e forte, con delle gambe formidabili, non accettavo il fatto che per i miei spostamenti il suo utilizzo fosse fondamentale, era umiliante per me, il mio orgoglio ribolliva. Ai   miei occhi di allora, era la prova del mio fallimento.

Potrò mai rassegnarmi a vivere come una "diversa"?

Di giorno c'è la vita degli altri intorno a me, che è contagiosa. Di notte il  nulla. Eppure vivo. Non sento dolore.

Da una parte il ghiaccio del corpo, dall'altra la fantasia e l'immaginazione che sopravvivono, ma che ormai sono come una febbre. E' come stare dentro due pezzi tagliati di te stessa. Forse la mia anima diventerà così forte da superare il corpo, da vincerlo e metterlo a tacere?

Sono in un letto, nel mio letto. Ma per la prima volta anche lui si è arreso a ospitare immagini felici e piene di serenità. Sto guarendo dalla voglia di sparire.

Sto uccidendo la mia voglia di morire. I  ricordi non sono più dolori insopportabili e arrabbiati. Anzi. Mentre una volta li fuggivo detestandoli, oggi mi accorgo che la mia mente li cerca nel passato prossimo e lontano sperando di portarne a galla i più belli.

La mia condizione mi mette davanti a prove terribili ma dentro la mia immobilità ho incontrato

e toccato sentimenti assoluti.

Perché aver paura di cercare se stessi?

Spesso, oggi, mi ritrovo a pensare che cosa è stata la paura per me.

"Le vere paure sono quelle dell'animo, quelle dello spirito". Non bisogna aver paura di avere paura.

"Cercate i punti deboli del vostro io, vedrete che saranno grandi le soddisfazioni, perché se la paura è imbrigliata, condivisa, tornerà a farvi apprezzare la vita che pulsa".

Non sento più il mio corpo come una vergogna, come un ostacolo…

So benissimo che esistono persone che devono sopportare un'esistenza terribile. Gente che patisce solitudini tristissime … Non sottovaluto il dolore universale. Lo voglio superare. C'è il modo anche nella solitudine, anche nella malattia, di ritornare alla serenità. 

Cos'è il coraggio? La virtù dei forti o una sfida sterile alla disperazione?

La disperazione non c'è più.

Certo, ci sono giornate in cui l'angoscia si impadronisce di me e io non riesco ancora a governarla.

Ma mentre una volta ero spesso nel buio totale del "rifiuto" della vita, oggi riesco a capire, forse a illudermi che un giorno, domani o tra vent'anni, la situazione sarà diversa.

Adesso con gli amici riesco ad abbandonarmi alla gioia di ritrovarli. In certi momenti dimentico perfino questa maledetta paralisi e rido.

Sono pronta a scoprire sul tappeto verde della mia esistenza il nuovo gioco che il destino mi ha imposto.

Dentro di me, superando momenti terribili e schivando la voglia di morire, è rifiorito il bisogno di vivere. E' una forza che sento dentro. E' l'unica forza che fa muovere e palpitare il mio corpo muto: quella della vita. E certe volte è talmente forte che mi sembra improvvisamente di risorgere e camminare. Bisogna cercarla questa forza, questo pugno vitale. Ognuno di noi ce l'ha nascosta da qualche parte. Certe volte la si troverà presto, certe volte, come è accaduto a me, la si troverà e si farà finta di non averla sentita. Si ammutolirà, si schiaffeggerà, si umilierà, ma se la nostra anima ha uno spiraglio di luce, e tutte le anime hanno, fra le nebbie, spiragli di luce, quella forza vitale troverà la sua strada per scoppiare. E la luce, lasciata libera, illuminerà tutte quelle piccole cose che nella vita di prima non si potevano vedere…

Tutti noi abbiamo "diritto alla vita",  ma bisogna soprattutto avere il dovere di vivere, non dobbiamo lasciarci andare, trasportati dalla corrente del fiume della vita verso il mare, dobbiamo provare a nuotare contro. Si ha la sensazione di non avanzare, ma si ha la certezza e la grande soddisfazione di aver provato a prendere le briglie della propria esistenza tra le mani, di aver cercato di essere protagonisti delle proprie scelte.

Una cosa è certa: nonostante le mie funzioni non siano più quelle di una volta, sono fiera di poter dire che sono ancora "una donna".

Non  è facile dirsi "però posso mangiare e sorridere".

Non è facile quando sei viva dentro e morta fuori.

Non è facile, ma per una forza sconosciuta e misteriosa provi a fare sì che lo diventi a poco a poco, provi a fregare il destino che ti ha tirato un brutto scherzo.

Provi a vivere e continui a sperare.

Ed ora eccomi qua, non sarò più quella di prima, ma sono validissima ugualmente, ed ho vinto una battaglia, la battaglia per la vita!



Pubblicata il 16-05-2010 alle ore 22:45